venerdì 11 luglio 2014

È sempre l'alba quando muori


22.09.2506

Le vie di Gokinai spesso arrivano a confondere anche chi ci ha mosso i primi passi. Eppure la piccola biondina dall'aria striminzita cammina scivolando da un buco nel terreno all'altro con la grazia di una ballerina ed occhi da gattino in caccia, mentre segue un armadio di ragazzo dai colori altrettanto chiari, a cui stiracchiandosi arriva alla vita. 
Dici che lei verrà?
 Lui si gira solo di tanto in tanto, le sorride di sghembo e continua a camminare, certo della presenza della bambina alle proprie spalle e della strada di fronte a sè. Ormai a prenderla per mano non ci prova nemmeno più. Procedono come due individui distinti, i cui percorsi s'intrecciano ad ogni passo come eliche di un DNA che non potrebbe renderli più diversi.
Sweets, io non ti basto? Muoviti dai.
Ed il tacito accorto, ancora una volta è stato rispettato. Lei non ci sarà. Loro non ne discuteranno il motivo e si racconteranno di quanto siano fortunati ad essere soli, perché in qualche modo dovranno pur parlare del mondo segreto che si nasconde tra due teste così diverse e così uguali. Un ragazzo con l'aspetto di un uomo ed una bambina con poche possibilità di diventare donna.

Sono passati tre anni da quando Will Lloyd ha scovato in un anfratto buono solo per gatti ti grondaia un fagotto di stracci, capelli e paure intento a cercare di lavarsi via di dosso lo sporco dei vicoli. Tre anni fatti di un pasto al giorno portato sempre nello stesso posto, quasi-abbracci-forse-un-giorno rubati alle ombre degli edifici più fatiscenti della periferia e racconti di come un giorno tutto sarebbe stato diverso. Pulito, pulito al punto da poter sentire l'odore dei fiori.
- Sweets, quanti sono quest'anno? 
- Sette, l'anno prossimo otto e quello dopo ancora nove. Quando mi ci porti ad annusare i fiori?
- Quando torno.
La gente non si ferma mai a pensare una cosa. Il momento più doloroso del partire per la guerra non è quello in cui abbandoni per l'ultima volta lo sguardo di quelli che ami, che ti amano. Lo strazio arriva prima, mentre ti trovi a dover spiegare ad una ragazzina che il proprio dovere non si fa perché qualcuno ringrazi, ma per principio, per la propria dignità. E quando ti convincono che il dovere è andare a combattere per restare libero, la dignità arriva prima delle lacrime su occhi troppo grandi e di una stretta così debole da chiedersi se sia mai avvenuta davvero. 
- Vedi di imparare a farti toccare, merdina, quando riporto il culo qui un abbraccio come minimo lo pretendo.

 18.05.2514
Silver ce l'ha fatta. Forse dovrei sorridere, forse dovrei solo chiuderle gli occhi, pettinarla e darle l'aspetto che vorrebbe avere quando spiegherà a Dio le sue ragioni. Forse. Ci sono così tanti forse in questa casa che a contarli tutti dimenticherei che non basta tapparsi il naso, perché certi odori ti si inerpicano dentro passando dagli occhi. L'avrebbe saputo che quando arriva la consapevolezza che stai morendo te la fai sotto come l'ultimo dei bambini? Come quella che lei non voleva cambiare perché l'argento la merda non la tocca?
Il mio angelo a vene scoperte è riuscito a spiccare il volo. 
Eppure. 

Eppure i debiti devono essere pagati. E come le colpe, anche i debiti dei padri - delle madri - ricadono sui figli, sulle figlie. 
E a lui ci vuole sempre molto poco per riscuotere il proprio credito. 
Impegnandomici potresti anche andar bene. Se hai la bocca impegnata puoi respirare dal naso. Impara a vivere occhibelli, che poi finisce che ti piace. 
Fetore. Tanfo. Apnea. Will. Silver. Rumore. Spugne. Will. Torta. Silver. Palpebre. Acido. Lingua. Calcinacci. Addio. Abbraccio. Miasma. Stracci. Accendino. Sangue. Marcio. Polmoni. Argilla. Soffocare. Singhiozzi. Morsi. Calci. Lacrime. Capelli. Bombe. Corpo. Spoglia. Pelle. Pressione. Lividi. Ubbidienza. Lutto. Respira. 
Respira. 

12.07.2516 


- Epilogue-

Fetore. Tanfo. Apnea. Will. Silver. Rumore. Spugne. Will. Torta. Silver. Palpebre. Acido. Lingua. Calcinacci. Addio. Abbraccio. Miasma. Stracci. Accendino. Sangue. Marcio. Polmoni. Argilla. Soffocare. Singhiozzi. Morsi. Calci. Lacrime. Capelli. Bombe. Corpo. Spoglia. Pelle. Pressione. Lividi. Ubbidienza. Lutto. Respira. 
Respira.  
Respira.
Una stanza anonima, braccia che odorano di empireo e nel cervello l'odore marcio degli incubi. La bambina che senza crescere è cresciuta troppo in fretta gli si aggrappa addosso come a regalare un abbraccio dovuto. Forse ad un ricordo. E come una di quelle di cui ti dimentichi sino a quando non le ascolti di nuovo, si lascia accarezzare in silenzio, respirando il proprio piccolo angolo di paradiso.


Curioso, è sempre l'alba quando muori.



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